lunedì 18 febbraio 2013

LE CITTÀ LETTERARIE

VINCENZO CONSOLO e la Sicilia Un anno fa, il 21 gennaio del 2012 morì lo scrittore siciliano Vincenzo Consolo. In Italia, e qui in Spagna si continua a ricordare la data della sua scomparsa fra gli ambienti letterari e tra il mondo dell’italianistica. Anche noi, dal blog del dipartimento di italiano dell’EOI di Bilbao, a febbraio, mese in cui l’autore avrebbe festeggiato il suo 80 compleanno il prossimo 18 febbraio, abbiamo voluto rendere il nostro piccolo omaggio ad uno dei più notevoli scrittori degli ultimi decenni raccontandovi un po' su di lui e la sua Sicilia . Consolo, nativo di Sant’Agata di Militello (Messina), ebbe sempre un legame profondo con la sua isola e la sua storia. La Sicilia è ed è stata sempre al centro di tutta la sua opera narrativa: “Tutti i miei libri in effetti ne fanno uno. Un libro sulla Sicilia che tocca i punti dolenti del passato e del presente e che viene ad articolarsi come la storia di una continua sconfitta della ragione” affermava Vincenzo Consolo, riprendendo una riflessione di Leonardo Sciascia, un altro scrittore siciliano che alla Sicilia aveva pure dedicato un appassionato interesse. Nella narrativa di Consolo si trova una pluralità di temi: ad esempio, il ruolo dell’intellettuale nella società, il rapporto fra scrittura e storia e fra cultura e potere, la non facile coesistenza di passione e ragione ecc. Non è facile leggere Consolo perché la sua è una prosa barocca, come quella di Gadda, uno dei suoi modelli. Ma se agli alunni di livello avanzato interessa trovare le eleganze dell’italiano letterario, arcaismi, tecnicismi e sicilianismi, oppure siete interessati a conoscere un po’ di più sulla storia dell’Italia ai tempi di Garibaldi, vi invitiamo a leggere Il sorriso dell’ignoto marinaio, romanzo singolare pubblicato nel 1976 che troverete in biblioteca, un’ opera ambientata nella Sicilia dei tempi della spedizione dei Mille. L’opera deve il titolo all’enigmatico Ritratto di ignoto, dipinto da Antonello da Messina nel XV secolo. È stata considerata dalla critica come Il Gattopardo di sinistra per le somiglianze fra il principe di Salina, protagonista del Gattopardo, e il barone di Mandralisca, personaggio principale dell’opera di Consolo. Trent’anni dopo la pubblicazione del romanzo, nel 2006, Consolo si domandava: “Ma è dell’Isola, della Sicilia che dice il Ritratto di Antonello o dice del degradato Paese che è l’Italia, dice di questo nostro mondo di oggi?”. Bella riflessione! E se preferite leggere Le pietre di Pantalica (1988), una raccolta di racconti-testimonianze, opera testimone del tragico precipitare della Sicilia nel disordine e nella corruzione, ce l’avete pure in dipartimento. Ma anche la Sicilia è presente in altre sue opere: nel breve romanzo La ferita dell’aprile (1963). Lì lo sfondo sono le lotte politiche del secondo dopoguerra; in Lunaria (1985), un testo dialogato sullo sfondo di una Sicilia settecentesca rielaborata attraverso il mito della caduta della luna; nel romanzo Retablo (1987) i protagonisti sono un pittore milanese in viaggio attraverso l’isola e un frate siciliano. L’isola di Consolo è presente pure in Lo spasimo di Palermo, romanzo in cui lo scrittore Gioacchino Martinez ricorda la sua infanza in Sicilia. Con Vincenzo Consolo e la sua Sicilia, iniziamo una nuova sezione del blog “Le città letterarie” in cui vi inviteremo ad avvicinarvi alla letteratura italiana attraverso gli autori e i rapporti con una geografia della letteratura presente nelle loro opere. Buona lettura! Di seguito elenchiamo una serie di links e informazioni varie per approfondire la conoscenza di questo scrittore e del suo mondo. L’isola in me, DVD di Ludovica Tortora di Fulvio con la voce di V.Consolo, Il caffé dell'arte, Vincenzo Consolo Sicilia orientale, intervista a Vincenzo Consolo 2003, Vincenzo Consolo, il cantore della lingua impraticabile, Mio padre, la guerra, Mussolini, Vincenzo Consolo legge l'addio a Milano, Vittorio de Seta e Vincenzo Consolo, I ricordi nella e della sua città di origine, Eoilie, scia di Ulisse, Lettura di Retablo, Concerto protesta, Wilfing architettura

venerdì 8 febbraio 2013

Vita da fan

Leire del gruppo B1.2, ci ha inviato la sua appassionata collaborazione in quanto fan acerrima di una nota cantante italiana. Sentite un po' quel che ci racconta. Sono passati più di 17 anni anni dalla prima volta che sentii, per caso, una canzone di Laura Pausini alla radio. Chiesi a mia madre chi era quella cantante che cantava "Marco se ha marchado para no volver..." e in quel momento iniziò un percorso nuovo nella mia vita, una passione che mi ha regalato tanta gioia e momenti indimenticabili. in quei lontani primi anni '90 ancora non esistevano i CD, c'erano quelle cassette (ancora ne ho alcune in giro per casa, sopratutto quelle di Laura) e pochi giorni dopo aver sentito quella canzone alla radio andai a comprare la mia prima cassetta, quella a cui ci tengo di più. Così è iniziato tutto, nella maniera più semplice e da allora non ho mai smesso di sentirla e così lei è diventata la colonna sonora della mia vita.
Sono cresciuta con le sue canzoni. La sua musica mi ha accompagnata durante i periodi più difficili della mia vita, ma anche quelli più felici. Con le sue parole riesce a trasmettermi emozioni come poche persone sanno farlo. Non è mica facile descrivere quelle emozioni che si provano quando la ascolto a casa, ai concerti,... ma sono emozioni che mi rendono felici ed è quello che importa. Ho avuto la fortuna di conoscere Laura, sia incontrandola faccia a faccia oppure parlando con lei sul sito ufficiale. Tutte le volte che l'ho incontrata quello che mi ha colpito di più è stato la sua dolcezza, la sua disponibilità con i fans e la sua umiltà. Stando con lei ci da l'opportunità di conoscerla ancora di più, e pure lei vuole conoscerci, sapere chi siamo. È magnifico il rapporto tra Laura e noi, un rapporto vicino, che pure quando ha preso una pausa di due anni, ci ha parlato quasi quotidianamente e poi te ne rendi conto che tutti i sacrifici fatti valgono la pena. Ormai sono passati tanti anni e ancora questa passione c'è dentro di me. La cosa più bella di essere una fan? Conoscere delle persone MERAVIGLIOSE, eh si, lo scrivo in maiuscolo. Sono persone con cui ho stretto una bella amicizia e se non fosse per loro non avrei il coraggio di continuare a realizzare i miei sogni. Eh si, i sogni si avverano se non smetti mai di crederci, ed ecco la mia prova. Proprio una di quelle persone che ho conosciuto grazie a Laura mi disse quando il 2012 stava per finire "Penso a tutti i momenti vissuti in quest'anno e devo ammettere che mi piace essere fan", infatti, senz'ombra di dubbio sono le parole giuste". E voi, di chi siete fan? Credete come Leire che i sogni si avverano nella misura in cui ci crediamo con convinzione?

giovedì 31 gennaio 2013

genitorialità positiva

Judith, una studentessa di B2, ci ha presentato la campagna "A mani ferme" diffusa a Milano, che riguarda alcuni principi della genitorialità positiva. Vi starete chiedendo a cosa si riferisce.Si tratta in realtà di una campagna contro le punizioni fisiche in generale, perché si instauri una relazione serena tra genitori e figli. Questa campagna è organizzata da Save the Children e dalla Società italiana di pediatria, conosciuta come SIP, che fa parte del progetto europeo "Educate Do not punish". L'obiettivo principale è quello di proteggere i minori da comportamenti umilianti e degradanti in tutti i contesti, come ad esempio quello familiare, attraverso azioni di sensibilizzazione sui mass media, una guida sulla genitorialità positiva e, per ultimo, con dei volantini per i pediatri. Per sostenere i genitori nel loro ruolo educativo, il pediatra può aiutarli a instaurare una relazione positiva coi propri figli, senza fare ricorso a punizioni fisiche o in un certo qual modo degradanti. Quindi il medico può farsi promotore di un'educazione senza violenza, suggerendo ai genitori di aplicare i quattro principi base della genitorialità positiva, che riportiamo qui di seguito. 1.Individuare gli obiettivi educativi a lungo termine. Molto spesso un genitore vuole che i propri figli facciano subito alcune cose e, se i bambini non obbediscono, il livello di stress aumenta. Quindi i genitori dovrebbero avere una visione più ampia. 2. L'affetto Far sentire il proprio affeto, inteso come protezione fisica ed emotiva,dando quindi ai propri figli gli strumenti per raggiungere i loro obiettivi in modo autonomo. In un'atmosfera di affeto, il bambino si sente al sicuro, anche se commette errori, si fida dei suoi genitori, diventando più sicuro di sé. Non si tratta quindi di costringere e tenere sotto controllo, ma di comunicare in modo chiaro e rispettoso. 3. Le aspettative In generale, per comprendere cosa pensano i figli è essenziale avere aspettative realistiche sulle loro capacità. I genitori devono riflettere su cosa potrebbero cambiare del loro atteggiamento per aiutarli ad apprendere, e soprattutto accettare che il punto di vista dei figli può essere diverso dal loro. 4. Le soluzioni Consistono nel mirare alla risoluzione dei problemi, e non agli ostacoli; diciamo che si tratta di vedere la bottiglia mezza piena, ricordandosi di far sentire il proprio affetto e di dare ai propri figli tutte le informazioni di cui hanno bisogno per imparare. Alla fine i bambini impareranno a non far ricoso alla violenza nei loro rapporti cogli altri, avranno maggiore autostima e più rispetto per gli altri. E voi credete che i bambini vadano educati o semplicemente accompagnati nel loro processo di crescita verso l'autonomia? Vi suggeriamo a questo proposito la versione sottotitolata in italiano del documentario La educación prohibida. Fateci avere i vostri commenti!

martedì 22 gennaio 2013

il Signor G.

Sapete di chi parliamo? Ebbene sí, è proprio lui, Giorgio Gaber, cantautore milanese scomparso ben dieci anni fa, ma che lascia nella memoria degli italiani l'eco delle sue canzoni a volte così taglienti altre di una soffice ironia, come la schiuma di Lo shampoo.
Come possiamo leggere nella biografia di Massimo Bernardini, Gaber "è uno che mentre gli altri sembrano fare i conti con le cose più spicciole guarda un po’ più in là e un po’ più dentro". Gaber ha sempre visto la fede, ogni tipo di fede, con un certo scetticismo,secondo le sue stesse parole «non fa male credere, fa molto male credere male». Parole che ci riportano al libro di Andrea Pedrinelli, Non fa male credere. È attraverso il teatro canzone che possiamo avere un'ampia panoramica del suo pensiero
Forse qualcuno ha seguito lo spettacolo Gaber se fosse Gaber scritto ed interpretato dal giornalista e scrittore Andrea Scanzi, al teatro Ponchielli di Cremona. Gaber è ancora vivo in noi, con le sue parole.

giovedì 17 gennaio 2013

martedì 15 gennaio 2013

L'eredità di Rita Levi Montalcini

Anche se con qualche giorno di ritardo, vorremmo ricordare quello che la scienziata Rita Levi Montalcini ha significato per il popolo italiano.
Innanzitutto, per chi non la conoscesse, qualche dato biografico. Interessante inoltre una vecchia intervista "sottovoce" riproposta da Gigi Marzullo. Qualche anno fa vennne poi intervistata a Che tempo che fa da Fazio, e dichiarava che lo scopo della vita è disinteressarsi a noi stessi, per interessarsi al mondo circostante. Argomento che approfondisce anche nel suo libro La clessidra della vita edito da Baldini Castoldi Dalay, se qualcuno volesse leggerlo. Uno degli argomenti su cui spesso ritorna "La signora della vita", come la chiama il giornalista Dario Cresto-Dina in un suo articolo apparso su Repubblica il 31 dicembre scorso, è la morte. Queste le sue parole: "La vita non finisce con la morte: quello che resta di te è quello che trasmetti ad altre persone. [...] Non mi importa di morire. La cosa importante è il messaggio che lasci agli altri." Così come molte delle sue celebri frasi sono sempre cariche di grande umanità e saggezza. La sua esperienza di vita le ha senz'altro offerto l'opportunità di maturare pensieri profondi rispetto al senso dell'esistenza, ma non ha certo mai trascurato la sua principale attività di scienziata, anche se non senza ostacoli, come possiamo leggere nell'articolo del genetista Luigi Cavalli Sforza "L'amara scoperta degli ostacoli della scienza". I contributi della scienziata torinese sono comunque molteplici e, se avete qualche cosa da aggiungere, sarà un piacere conoscere nuove informazioni.

giovedì 20 dicembre 2012

Le origini del LOTTO


Credevate che il gioco del lotto fosse di origine spagnola?
Sentite cosa ha scoperto l'insegnante María Bayarri a proposito della lotteria attraverso testi letterari e non solo.

Dal momento in cui mancano soltanto due giorni per la lotteria del 22 dicembre, il nostro blog vi racconta qualche curiosità sulla storia della Lotteria. Siete curiosi di sapere da dove e quando è arrivata? Se è così, ecco l’origine di questo popolare Gioco d’azzardo o “gioco della ventura come veniva chiamato a Napoli nel 1583 e a Venezia nel 1590 secondo alcune testimoninanze che sono rimaste scritte in archivio e l’informazione che ci offre il DELI (Dizionario Etimologico della Lingua Italiana): sulla lotto e la lotteria.


(lotto” s.m “gioco d’azzardo che consiste nell’estrarre cinque dei novanta numeri posti in una urna e nell’assegnare un premio in denaro a chi ne indovana uno o più” Ccsì viene definito da Benedetto Varchi nel 1565 Varchi fu accademico della Crusca, l’accademia della Lingua Italiana.Lui ci partecipò molto attivamente nelle discussioni linguistiche dalle quali nacque il Vocabolario della Lingua Italiana quattrocent’anni fa, proprio nel 1612 (http: www.accademiadellacrusca)

Se continuamo a guardare l’etimologia di Lotteria, sul DELI ci troviamo: s.f. “Gioco d’azzardo che consiste nel sorteggio di pochi premi vistosi e altri piccoli premi tra un numero grandisssimo di polizze numerate”(OUDIN 1640)

Parecchie curiosità su tutta la storia della Lotteria nella Penisola Iberica e in Italia ce le spiega Julio Caro Baroja nel suo bel saggio Fragmentos Italianos pubblicato negli anni 90.

Noi vi racconteremo soltanto un po’ come è stata esportata da Napoli a Madrid nel Settecento ai tempi di Carlo III. In quei tempi andava di moda giocare ad ogni tipo di gioco d’azzardo, soprattutto fra la nobiltà.  Il gioco era sfrenato e continuo motivo di divertimento alla corte spagnola fra i circoli sociali.Ma pure in Italia era così. Soltanto ci basta ricordare le opere di Carlo Goldoni e specialmente la sua Trilogia della Villeggiatura, opera teatrale in cui vengono criticati i costumi della società veneziana e fra questi i giochi d’azzardo quali simboli dello svago di quella società veneta.

Goldoni ne faceva una critica proprio negli stessi anni in cui la lotteria napoletana diventò una moda presso la corte di Madrid. Era il 1764; ma anche in quegli anni il monarca tirò fuori delle leggi per cambiare il modello e le leggi vigenti sui giochi d’azzardo.

Un secolo prima dell’arrivo della “lotteria napoletana” alla Peninsola Iberica, in Puglia, a Bari l’arcivescovo Ruffo aveva rimproverato tutti i cristiani che vi avrebbero giocato.

Ma se facciamo un piccolo percorso letterario dal Trecento con Giovanni Boccaccio (1313-1375) fino all’Ottocento con Matilde Serao (1856-1927), ci troveremo anche tante curiosità e testimonianze culturali sulla fortuna e il gioco.

Associata all’idea di “cuccagna” e “jauja" e vita spensierata è ispirata la III novella, Giornata VIII del Decamerone di Boccaccio. Lì, ci troviamo Berlizone nel paese di Bengodì, nome immaginario inventato da Boccaccio e che corrisponderebbe al paese di cuccagna o jauja come viene chiamato nei romances populares in castigliano.

E in questo paese dei Bengodì,Boccaccio ci parla dei Baschi definendoli come mangioni.(http://www.softwareparadiso.it/studioletteratura/Decamerone/novella 08-03.htm).

Nel 1837 Donizetti nella sua opera L’elisir d’amore riprende l’argomento sul “paese dei baschi” per ambientarvi un’azione fantastica.Quindi, Jauja, Berlizone e Cuccagna continueranno a suggerirci l’idea di vita spensierata.”

Nel 1890 Matilde Serao pubblicherà un suo romanzo intitolato Il paese di Cuccagna.Ambientato a Napoli, lì vi troviamo personaggi come i serragliuoli che sarebbero come “los niños de la Benifecencia”(oggi San Idelfonso), cioè, quelli che una volta cantavano i numeri della lotteria il giorno del sorteggio.

Serao s’ispirerà ai numeri della cabala e farà riferimenti ai testi ermetici come il testo di Rutilio Benincasa 1555-1622 autore di Almanacco Perpetuo (1587) per ambientare la sua opera verista ed i suoi personaggi a Napoli.

La lotteria e la lotto secondo il modello italiano continuava a crescere nell’Ottocento fuori della Campania pure. Dopo l’Unificazione Italiana a Roma c’erano 65 posti vendita lotteria, e a Napoli il doppio 146.

Il numero più popolare era l’80, il 77 il numero del diavolo e il 75 il numero di Pulcinella, il personaggio della Commedia dell’Arte. Sempre a Napoli, vi possiamo trovare una piccola figura di terraccotta che rappresenta un personaggio vestito alla moda del Settecento e con i numeri della lotteria attaccati sul vestito.L’avete mai visto o forse comperato per avere fortuna il giorno del sorteggio?

Quindi, se ce l’avete, benissimo e se non ce l’avete per diventare “ricchi” vi auguriamo che “la luna vi porti fortuna” come diceva Achile Campanile, e vi invitiamo a guardare su youtube il film di Eduardo de Filippo ambientato a Napoli  Natale in Casa Cupiello.

Buon Natale e Felice 2013!!