mercoledì 28 marzo 2012

Tabucchi: leggere per non dimenticare

Domani i funerali di Antonio Tabucchi, scrittore pisano di nascita ma anche portoghese nell'anima, per la sua grande passione verso questo Paese,e per il suo noto legame con lo scrittore portoghese Fernando Pessoa.
Il modo in cui Fabio Fazio lo ha ricordato nell'ultima puntata di Che tempo che fa , riassume una parte essenziale della sensibilità di Tabucchi.
"Gli scrittori continuano a vivere finché li leggiamo", afferma la direttrice di Casa Pessoa in un articolo su Il sole 24 ore
E certamente noi continueremo a leggerlo.

4 commenti:

  1. "La filosofia sembra che si occupi solo della verità, ma forse dice solo fantasie, e la letteratura sembra che si occupi solo di fantasie, ma forse dice la verità."

    Sostiene Pereira

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  2. Arantza Álava30 marzo 2012 07:50

    Troppo giovane, troppo in fretta... 68 anni, una "brutta" malattia, Antonio Tabucchi smetteva di respirare, i suoi organi si spengevano nella capitale lusitana per sempre. Sì, la mattina del 25 di marzo, Lisbona, città che tanto amò, piangeva la morte di questo narratore, saggista, traduttore e docente di letteratura, nato a Vecchiano in provincia di Pisa. L'uomo con due patrie, spinto dal vento prima da una parte poi dall'altra, conobbe negli anni Sessanta, per caso l'opera di Pessoa e ne rimase affascinato, questa sua passione lo portò a conoscere la lingua e la letteratura del Portogallo e a diventare uno dei più profondi conoscitori e divolgatori dell'opera dello scrittore portoghese, difatti, ci ha donato il migliore Pessoa e lui stesso ha scritto molti libri. "Piazza d'Italia", "Notturno indiano", "Sostiene Pereira", che lo rese famoso in tutto il mondo, "Requiem" e così via. Alla base della sua opera una profonda inquietudine esistenziale.
    "La vita è un ospedale dove ogni malato vorrebbe cambiare di letto, quello che sta viciono alla finestra, pensa che guarirebbe prima se lo spostassero vicino alla stufa e quello che sta vicino alla stufa, pensa che guarirebbe prima se lo mettessero vicino alla finestra". Con queste parole, alcuni mesi fa, esprimeva Tabucchi l'incertezza degli scrittori, anzi la sua incertezza. I motivi che spingevano il saggista a scrivere erano, tra l'altro, la paura della morte, la paura della vita, la nostalgia dell'infanzia, il paso veloce del tempo, il bisogno di fermarlo, il rimpianto "perché avremmo voluto fare una certa cosa e non l'abbiamo fatta", il rimorso "perché non avremmo dovuto fare una certa cosa e invece l'abbiamo fatta"... insomma un sacco di ragioni che incoraggiavano quest'uomo a creare.
    Mi sa che adesso, dovunque si trovi Antonio, sta guardando la luna e quel che fa è cercare qualche bel motivo per continuare a scrivere. Magari lo trovasse!!! Sì, là chissà dove... oggi comincerà a scrivere un'altra sua storia.

    "Addio e buonanotte, ripetei.
    Reclinai il capo all'indietro
    e mi misi a guardare la luna"
    "Requiem"

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  3. Arantza: che brava che ti sei!!!Mi piace tanto quello che scrivi e come lo fai...ogni volta che leggo i tuoi commenti rimango colpita.Complimenti cara..E continua cosi.

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    1. Arantza Álava15 aprile 2012 08:12

      Mi rallegro che ti piacciano i miei commenti. Grazie Mari delle tue parole, parole che mi incoraggiano a continuare su questa strada. Ancora grazie, cara.

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